L’edizione 2026 del Roland Garros si conferma una macchina economica di prima grandezza. Il torneo parigino dovrebbe chiudere con ricavi vicini ai 400 milioni di euro, in crescita rispetto ai 395 milioni dell’edizione precedente e un impatto economico da circa 300 milioni. Un modello di business che, negli ultimi anni, ha trasformato il secondo Slam della stagione in uno degli eventi sportivi più redditizi al mondo.
Tra le voci che compongono il fatturato – secondo un’analisi della Gazzetta dello Sport –, spicca quella dell’hospitality: circa 80 milioni di euro, una cifra che da sola supera il montepremi complessivo fissato per il 2026 a 61,7 milioni di euro – il più alto nella storia del torneo, con un incremento del 9,5% rispetto ai 56,3 milioni del 2025. Già lo scorso anno l’organizzazione francese aveva aumentato il montepremi a 56,3 milioni, con un incremento del +5% sul 2024. Come sottolinea la testata, l’offerta comprende oltre 50 aree all’interno dell’impianto – lounge private, box a bordo campo, catering firmato Potel et Chabot – con un tasso di occupazione del 98% e una domanda corporate in costante crescita. Dal 2021, con l’introduzione delle sessioni serali, gli introiti da questa voce sono aumentati di quasi il 50%. La voce principale resta quella dei diritti televisivi, stimata in circa 140 milioni di euro, con il torneo distribuito su oltre 170 canali in 220 Paesi. Tra i più remunerativi – ricorda Il Sole 24 Ore – c’è il contratto con Warner Bros. Discovery per il mercato statunitense che vale 65 milioni di dollari annui (contro i 12 di quello precedente con Nbc). Le sponsorizzazioni valgono circa 80 milioni, la biglietteria circa 70 milioni, il merchandising circa 30 milioni.
È proprio questo squilibrio a generare quanto continua ad alimentare le tensioni tra organizzatori e giocatori. Secondo quanto riportato da The Guardian, oltre venti tra i principali tennisti del circuito – tra cui il numero uno del mondo Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Aryna Sabalenka e Coco Gauff – avrebbero firmato una lettera indirizzata alla Federazione francese di tennis, contestando una crescita del montepremi ritenuta sproporzionata rispetto all’andamento dei ricavi. Il nodo è noto: ai giocatori va circa il 15% del fatturato degli Slam, contro il 22% previsto negli eventi combinati Atp e Wta. Una forbice che, con la crescita costante del business, tende ad allargarsi ogni anno.
A fronte di ricavi record, lo scenario presentato dai tennisti rivela una realtà differente: la percentuale reale destinata agli atleti scenderebbe sotto la soglia del 15% – dal 15,5% del 2024 al 14,9% secondo le proiezioni – segnando un trend in calo nonostante un business in espansione. L’accusa mossa dai migliori giocatori del circuito è chiara: la ricchezza prodotta non viene ridistribuita equamente tra chi porta il pubblico sugli spalti. Anche perché la percentuale destinata ai tennisti, in confronto ad altri ecosistemi sportivi, come le leghe professionistiche nordamericane (in primis Nba e Nfl), dove la ripartizione degli incassi è quasi paritaria tra i proprietari delle franchigie e i giocatori, è ancora molto sbilanciata. Nel dettaglio, come riportato da Il Sole 24 Ore, i ricavi del torneo sono saliti nel giro di due anni dai 340 circa del 2024 agli oltre 390 del 2025, rappresentando oltre l’85% del giro d’affari della Fédération Française de Tennis.
Sinner, rispetto alle proteste degli atleti, agli Internazionali Bnl d’Italia, si era espresso ricordando come la questione riguardi tutti i tennisti professionisti (e non solo i top player dai guadagni stellari), ribadendo quanto fosse quindi anche una scelta di rispetto, prima che di numeri: “I soldi sono una conseguenza, la cosa importante è il rispetto che gli Slam ci fanno vedere – ha dichiarato –. Perché comunque senza di noi il torneo non c’è. Siamo stati zitti per tanto tempo, adesso è giusto parlare di questi temi. Non chiediamo il 50%, però forse in questo momento stiamo prendendo un po’ troppo poco”.
Più diretta Sabalenka, che a Roma ha alzato esplicitamente il livello della sfida: “Quando vedi i numeri degli Slam e quanto ricevono i giocatori, qualcosa non va. Lo show è incentrato su noi giocatori e giocatrici: senza di noi non ci sarebbe il torneo e di conseguenza non ci sarebbe l’intrattenimento”. E sull’ipotesi di un futuro boicottaggio, senza giri di parole aveva detto: “At some point, maybe, we will do it”.


