A oltre un anno dalla sua elezione alla guida della Federazione Italiana Golf, Cristiano Cerchiai traccia un bilancio che definisce “sicuramente positivo”, frutto di un lavoro che ha riguardato tanto i conti quanto il posizionamento strategico del movimento. Il dato più significativo riguarda il piano di rientro economico concordato con il Coni, che fissava al dicembre 2027 il ritorno della Federazione a una dotazione patrimoniale minima.
“Sono abbastanza soddisfatto di dire che abbiamo approvato il bilancio 2025, e questo ci ha permesso di uscire per la prima volta dopo qualche anno con un patrimonio leggermente in territorio positivo”, spiega Cerchiai a Pambianco Sport. “Ritengo che già con quest’anno, quindi con un anno di anticipo, riusciremo a soddisfare gli obiettivi prefissati dal piano di rientro. Non avremo grosse difficoltà a rispettare gli impegni assunti”, precisa.
Il risanamento, secondo il presidente, non è passato solo da un contenimento della spesa, ma – proprio come da programma – da una redistribuzione delle risorse verso ambiti più moderni, a partire dalla comunicazione. “In passato c’era evidentemente una consolidata attitudine ad avere rapporti contrattuali con talune testate. Oggi tutti sappiamo che il mondo dei social ha un suo effetto, una sua visibilità, che sono ormai indispensabili”, osserva Cerchiai, che lega questa scelta a un obiettivo più ampio: “Presentare il nostro sport non come è ancora oggi visto, ma come uno sport accessibile, aperto a tutti”. Un pensiero che rappresenta poi la sfida più grande, a cui poi si legano ovviamente questioni molto più ‘pratiche’, come l’apertura di nuovi accordi di sponsorizzazione sui progetti federali con alcuni sponsor, in una combinazione che – secondo Cerchiai – ha già iniziato a dare risultati concreti, a partire dall’interesse crescente di nuovi partner verso il movimento.
Se c’è un progetto che racchiude la visione di Cerchiai per il mandato, è sicuramente Golf Pop, il progetto pensato per avvicinare nuovi (ma anche vecchi, magari non più tesserati Fig) appassionati a questo sport, rendendolo più accessibile, semplice, immediato e contemporaneo. Lanciato come campagna di comunicazione, è diventato rapidamente un tassello fondamentale della strategia di Cerchiai: “Per noi è un progetto molto importante, non solo di comunicazione: è la leva strategica che abbiamo adottato per ridisegnare il posizionamento del golf in Italia e garantire anche in futuro la sua sostenibilità”, afferma il presidente.
I primi mesi hanno già dato segnali incoraggianti, ma il il numero uno della Federgolf preferisce mantenere un approccio prudente: “È vero che i numeri dei primi mesi ci stanno dando grandi soddisfazioni, ma mi consente di essere anche prudente, nel senso che siamo all’inizio. Mi aspetto che cresca ancora in modo deciso e convinto, e questi sono i segnali che ho”.
L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato, smontare una narrazione che per anni ha relegato il golf a sport elitario e di nicchia. “È rimasto vittima di questa narrazione stereotipata per cui è uno sport elitario, noioso, oppure per persone di oltre una certa età, e questa è una percezione che va assolutamente scardinata, anche perché non c’è nulla di più falso, essendo uno sport inclusivo, dinamico, immerso nella natura”. Dall’altro lato – e su questo punto Cerchiai insiste particolarmente – Golf Pop nasce soprattutto uno strumento per il ricambio generazionale, condizione che il presidente lega direttamente alla sostenibilità futura dei circoli: “Attirare i giovani vuol dire garantire una sostenibilità futura per tutti i circoli”. L’ambizione, entro la fine del mandato, è chiara: “Questi li faccio definire ‘follower o neofiti’: l’obiettivo è convertirli in tesserati definitivi”.
Potenzialmente quindi il golf potrebbe diventare un fenomeno di massa capace di entrare stabilmente tra le opzioni sportive delle famiglie italiane, e questo passa anche dal lato commerciale: “Deve diventare uno strumento, come sta facendo, per attrarre nuovi partner commerciali: se riusciamo ad attrarre un pubblico giovane è più semplice coinvolgere altri partner che hanno obiettivi in linea con il nostro progetto”.
La logica di apertura del movimento si traduce anche in formule che coinvolgono direttamente gli amatori. Il progetto ‘Road to Italian Open‘, ribattezzato quest’anno ‘Swing to Open d’Italia‘, ha visto la partecipazione di oltre 100 circoli, e secondo Cerchiai è destinato a diventare un modello replicabile. L’idea è, intanto, di replicare lo stesso modello per il Ladies Open di settembre. Il senso, spiega, è far percepire a tutti i tesserati un’appartenenza condivisa al movimento: “Fare in modo che il coinvolgimento di tutti i giocatori, i tesserati, non sia isolato, ma trasmetta questo senso di appartenenza al movimento. Per gli eventi più importanti replicheremo questa formula”.
Uno dei punti su cui Cerchiai si sofferma con più convinzione è il parallelo (quasi obbligatorio in questo momentum dell’Italia nell’attività sportiva) con altri sport italiani – tennis e pallavolo su tutti – che negli ultimi anni hanno vissuto un boom di popolarità grazie all’emergere di campioni e campionesse assoluti. Per il presidente, il percorso da seguire non può che essere lo stesso: “È vero che questi sport hanno oggi un beneficio che deriva dal poter esprimere dei campioni, ma non dobbiamo dimenticarci che queste stesse federazioni, per arrivare a questi risultati, sono partite anni fa investendo molto sui giovani e poi raccogliendone i frutti – e addirittura nell’ambito di questi frutti qualcuno è riuscito a spiccare ancora di più. Quello che noi dobbiamo fare è continuare a investire su tutti i nostri giovani, in tutti i modi”.
Cerchiai fornisce anche un dato che inquadra il potenziale del movimento: “In rapporto al numero dei tesserati, i nostri atleti delle squadre amator raccolgono grandissimi risultati: siamo una nazione che presenta 10 professionisti sul tour maggiore, su un totale di 93mila tesserati”. Una base, secondo il presidente, già solida, ma che va ampliata in modo sistemico: “Dobbiamo umilmente accettare che dobbiamo ripartire: non deve essere un fenomeno isolato, l’appassionato giovane che poi diventa talento. Non ho nessun dubbio che partendo dalle periferie, con le nostre strutture, col nuovo centro tecnico su cui stiamo investendo – che permetterà allenamenti di grande capacità tecnica – e con il nostro staff tecnico, arriveremo ad avere questi risultati. Abbiamo iniziato questo percorso, ma credo che ci arriveremo più rapidamente di quanto molti possano pensare”.
A pochi giorni dall’Open d’Italia (in programma a Torino dal 25 al 28 giugno), la principale vetrina internazionale del golf italiano, Cerchiai annuncia un cambio di approccio nella costruzione dell’evento. “Quest’anno abbiamo voluto impostare l’evento in modo diverso, con un format che affianchi alla manifestazione sportiva anche l’intrattenimento per il pubblico nella fan zone”, racconta. Anche su questo terreno di gioco l’obiettivo è duplice: ampliare il pubblico e, di conseguenza, rendere l’evento più attrattivo a livello commerciale. “Vogliamo che gli sponsor vengano attirati: dobbiamo dimostrare per primi a loro che siamo capaci di attirare un pubblico di spettatori importante e significativo”, spiega il presidente, che lega questa scelta anche alla missione di lungo periodo della Federazione: “Era necessario rivoluzionare il format, sia per l’obiettivo di sempre – eliminare appunto ogni pregiudizio – sia per raccontare il golf in tutta la sua essenza”. Gli eventi collaterali, sottolinea Cerchiai, sono una strada già sperimentata con successo in altri sport, e dovrebbero contribuire anche a far crescere l’interesse verso i tornei professionistici maggiori.
Capitolo a parte merita il Ladies Italian Open, tornato in calendario dopo l’assenza dello scorso anno. “Anche qui mi sento di dire che noi quest’anno abbiamo riportato l’Open femminile, perché l’anno scorso non era stato realizzato”, ricorda, inquadrando l’operazione in una strategia più ampia di crescita del movimento femminile, da intendersi – precisa – come parte di un discorso trasversale sui giovani: “Quando parliamo di giovani e di accrescere la platea, parliamo di qualunque genere”. La novità più rilevante è l’arrivo di un title sponsor di rilievo anche per l’evento femminile: “Abbiamo avuto la possibilità di unire un grande nome dell’alta gioielleria all’Open femminile, che è Buccellati, il nuovo title sponsor, proprio per passare il messaggio che non è un evento di secondo piano, al contrario”. Un segnale, sottolinea Cerchiai, che si accompagna ad altre iniziative concrete a supporto delle atlete, dal percorso di studi a quello di allenamento: “Stiamo facendo tutto quello che deve fare una federazione per non perdere atleti di sicuro valore”.
Tra i progetti forse meno noti al grande pubblico, ma definiti dal presidente come centrali per il futuro, c’è il percorso verso l’inserimento del golf nelle Paralimpiadi. “L’obiettivo che ci poniamo, condiviso anche dalla Federazione Internazionale di Golf, è quello di avere il golf nelle Paralimpiadi a partire da Brisbane 2032”. Per arrivarci, la Federazione ha rivisto quest’anno i regolamenti delle gare nazionali paralimpiche, adottando il sistema di classificazione per sport class già in uso nel Comitato Paralimpico Internazionale: “Gli atleti sono stati riclassificati secondo sport class, in base a capacità funzionali simili, competendo oggi in categoria eque”. Dal 2027, inoltre, la Federazione Internazionale di Golf darà il via a un circuito di élite di tornei internazionali costruito su questi stessi criteri, e l’Open d’Italia sarà tra i primi ad aderire.
A rafforzare questo percorso contribuiscono due novità del 2026: l’Italia ospiterà per la prima volta il campionato europeo a squadre disabili, sul green del Golf Club Genova Sant’Anna, e la Federazione ha lanciato il progetto ‘Elite’, dedicato agli atleti più giovani. “È un’iniziativa per coinvolgere gli atleti più giovani, che metta a loro disposizione un team strutturato di tecnici, allo scopo di prepararli sotto tutti i profili – non solo fisici e tecnici, ma anche mentali – alle gare internazionali che dall’anno prossimo saranno organizzate dalla Federazione Internazionale di Golf”.
La vera sfida, per Cerchiai, resta culturale: “Forse la sfida più grande è stata, ed è, ancora una volta, quella di far cambiare la percezione del nostro sport”. Una sfida che il presidente lega direttamente al futuro dei circoli: “È la sfida che più potrà dare supporto anche ai nostri circoli, perché il primo beneficio va a loro. Mi sono reso conto, andando avanti, che c’è ancora un po’ di ruggine, e va tolta. Non ci aiuta, ma la toglieremo, e sarà compreso nel modo giusto”.


