La Coppa del Mondo 2026, al via negli Stati Uniti, in Canada e in Messico con la prima edizione a 48 squadre, 104 partite e 16 città ospitanti, non è solo il torneo più grande della storia per dimensioni sportive: è anche un evento economico di scala continentale.
Secondo l’analisi condotta da OpenEconomics per la Fifa – precedente all’evento –, con metodologia di impact analysis e ritorno sociale sull’investimento (SROI) in linea con le linee guida Ocse, l’impatto socio-economico globale della manifestazione si stima in 80,1 miliardi di dollari di produzione lorda, con un contributo al Pil globale di 40,9 miliardi. Lo studio prevede inoltre la creazione di 824mila posti di lavoro a tempo pieno tra effetti diretti, indiretti e indotti, per un reddito da lavoro aggiuntivo di 20,8 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti, che ospiteranno la quota maggiore delle partite, risultano il principale beneficiario: 30,5 miliardi di dollari di produzione lorda, 17,2 miliardi di contributo al Pil, 185mila posti di lavoro e 10,2 miliardi di reddito da lavoro. L’evento genererà inoltre 9,4 miliardi di dollari di entrate fiscali complessive, di cui 3,4 miliardi negli Stati Uniti.
Sul fronte dei costi, la spesa totale stimata è di 13,9 miliardi di dollari tra investimenti in conto capitale, costi delle città ospitanti e spesa turistica, di cui 11,1 miliardi a carico degli Stati Uniti. La cifra si divide tra spese organizzative legate alla Coppa del Mondo (circa 6,5 miliardi) e spesa turistica (7,5 miliardi), quest’ultima calcolata su una presenza complessiva negli stadi stimata in 6,5 milioni di spettatori, pari al 90% della capienza totale secondo i dati Fifa. Lo studio attribuisce all’evento anche un valore in termini di benefici sociali ed economici intangibili, stimato in 8,28 miliardi di dollari.
Sui numeri pesa però il clima che accompagna l’avvio del torneo. Come riportato da Euronews, la Fifa è finita nel mirino delle critiche per i prezzi dei biglietti, giudicati esorbitanti, mentre la stretta sull’immigrazione voluta dall’amministrazione Trump ha già portato al respingimento negli Stati Uniti di un arbitro, di dirigenti della nazionale iraniana e di alcuni tifosi. Sul piano geopolitico, secondo S&H Magazine, gli Stati Uniti si trovano per la prima volta nella storia dei Mondiali in un confronto politico e militare diretto con una delle nazionali partecipanti, l’Iran, un precedente vagamente paragonabile solo all’edizione del 1974 in piena Guerra Fredda.


