Ottocento milioni di dollari. È questa la cifra monstre che la United States Tennis Association (Usta) si è impegnata a investire nel Billie Jean King National Tennis Center di Flushing Meadows, sede degli US Open. L’annuncio, arrivato il 19 maggio, definisce quello che la stessa federazione americana descrive come il più grande investimento singolo nella storia del torneo , che quest’anno compie ben 145 anni. Come confermato dal comunicato ufficiale, i lavori saranno ultimati in tempo per gli US Open 2027.
L’aspetto forse più rilevante dal punto di vista economico-gestionale è la fonte del finanziamento: il progetto è interamente autofinanziato dalla Usta, senza il contributo di fondi pubblici, contribuenti o amministrazione comunale. Come si legge nel comunicato ufficiale della federazione, sommando questo intervento al precedente progetto di trasformazione completato nel 2018, l’associazione ha ormai investito quasi 2 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro al cambio corrente) nel torneo e nella sua sede senza mai ricorrere a fondi governativi.
A giustificare la portata dell’operazione c’è anche il peso economico che il torneo genera sul territorio. Come riportato dalla Usta stessa, le tre settimane degli US Open producono ogni anno un impatto economico superiore a 1,2 miliardi di dollari per la città di New York. E il bilancio del torneo regge i numeri: come si legge su Cbs Sports, il solo US Open ha generato quasi 560 milioni di dollari di ricavi operativi nell’ultimo esercizio disponibile. Basti pensare, inoltre, che non a caso è anche lo Slam con il montepremi più ricco (nonché il più alto della storia): nell’ultima edizione, il torneo ha offerto ai tennisti addirittura 90 milioni di dollari (circa 77 milioni e 530mila euro), ovvero quasi il 17% in più rispetto allo scorso anno quando la torta da dividere tra i giocatori era di 75 milioni di dollari, come ricorda Repubblica.
I lavori, precisa New York Yimby, sono di fatto già in corso dal momento che i rinforzi strutturali all’Arthur Ashe Stadium sono partiti nell’ottobre 2024, mesi prima dell’annuncio ufficiale. Il cantiere sarebbe quindi articolato in tre fasi, studiate appositamente per non interferire con le edizioni 2025 e 2026 del torneo.
La prima fase, precedente agli US Open 2025, comprende i rinforzi strutturali allo stadio e l’avvio della costruzione del Player Performance Center. La seconda fase, tra il 2025 e il 2026, riguarda la ristrutturazione dei livelli a bordo campo e delle suite. La terza fase, tra il 2026 e il 2027, porterà a termine il nuovo ingresso principale, i nuovi livelli loge e promenade, e i miglioramenti all’accessibilità.
L’Arthur Ashe Stadium, inaugurato nel 1997 con quasi 24mila posti, resterà il più grande stadio del tennis Grand Slam anche dopo i lavori, ma con una geometria interna profondamente diversa. Come si legge su Espn, i posti a bordo campo passeranno da 3mila a 5mila, mentre alcuni settori in quota verranno ridotti; il totale complessivo oscillerà tra i 23mila e i 24mila posti. Cbs Sports precisa poi che la riduzione netta sarà nell’ordine delle 100-200 sedute, con l’aggiunta di un nuovo livello denominato ‘Mezz 2’.
Ampliato del 40% anche il piano promenade – il livello più frequentato dai tifosi –, con nuove aree food&beverage e spazi hospitality premium. Sul fronte dei prezzi dei biglietti, i vertici Usta non hanno ancora fornito indicazioni.
Un quarto del budget totale – 250 milioni di dollari – è destinato al nuovo Player Performance Center. A giustificare quella cifra c’è un dato preciso: come si legge nel comunicato ufficiale Usta, ogni anno quasi 2.800 persone tra giocatori e rispettivi staff convergono a Flushing Meadows per gli Us Open. È per loro che la federazione costruisce una struttura dedicata, che sorgerà sul lato ovest dell’Arthur Ashe Stadium, nell’area attualmente occupata dal Parcheggio A, collegato allo stadio tramite una passerella sopraelevata. L’edificio di quattro piani ospiterà campi da allenamento indoor e outdoor, spogliatoi, lounge, un’area ristorazione e un caffè riservato ai giocatori, oltre a un parcheggio su due livelli. Sempre secondo le indiscrezioni, il Player Performance Center sarà tecnicamente ultimato prima degli US Open 2026, ma non sarà accessibile ai giocatori fino al 2027, quando i lavori interni saranno completati.
L’operazione si inserisce in un contesto di crescente competizione infrastrutturale tra i grandi tornei del circuito. Come osserva Tennis.com, i principali tornei – inclusi i Masters 1000 – stanno aumentando gli investimenti nelle proprie strutture, e aggiornare le facility è diventata una corsa che probabilmente non avrà mai un traguardo definitivo. A guidare i lavori è lo studio Rossetti, già autore della costruzione originale dell’Arthur Ashe Stadium nel 1997: lo stesso studio ha firmato player performance center per Los Angeles Lakers, Green Bay Packers, Miami Dolphins e Jacksonville Jaguars — un curriculum che dà la misura del posizionamento che la federazione americana vuole dare alla struttura.
“Questo progetto ci consente di mantenere il più grande palcoscenico del tennis, l’Arthur Ashe Stadium, costruito oltre 25 anni fa, e di modernizzarlo in modo da renderlo pronto per i prossimi 25 anni – ha commentato Lew Sherr, CEO e direttore esecutivo della Usta –. Ci offre inoltre l’opportunità di dotare i giocatori che competono in quello stadio di uno spazio senza precedenti, che consentirà loro di esprimersi al massimo e di godere di un livello superiore di lusso e comfort quando sono fuori dal campo”. “Gli US Open ci aiutano a realizzare la nostra missione, far crescere il tennis per costruire persone e comunità più sane ovunque, mettendo in vetrina il nostro sport sul palcoscenico globale. Questa reinvenzione porterà questa presentazione a un livello completamente nuovo”.


