Quello che fino a poche settimane fa era ancora un’indiscrezione è ora realtà: il Public Investment Fund (Pif) dell’Arabia Saudita ha confermato ufficialmente che cesserà di finanziare Liv Golf al termine della stagione 2026. La comunicazione, diffusa attraverso un comunicato ufficiale, non lascia spazio a interpretazioni: “l’investimento richiesto da Liv Golf nel lungo termine non è più coerente con l’attuale fase” della strategia del fondo sovrano.
La decisione, secondo il Guardian, sarebbe arrivata direttamente dal principe ereditario Mohammed bin Salman, in parte influenzato dall’instabilità geopolitica legata al conflitto in Iran. Un dettaglio non secondario: solo a febbraio scorso Yasir al-Rumayyan – governatore del Pif e presidente del Newcastle – aveva garantito personalmente ai giocatori la continuità del progetto almeno fino al 2032. Una promessa durata pochi mesi.
Giovedì la stessa Liv Golf ha annunciato un nuovo consiglio di amministrazione e una nuova strategia aziendale nel tentativo di proseguire senza i finanziamenti sauditi. Come riporta la Gazzetta dello Sport, dal nuovo assetto sparisce anche Yasir al-Rumayyan, che non figura più come presidente della lega: l’uomo che ne era stato l’artefice esce di scena.
“Il PIif ha deciso di finanziare Liv Golf solo per il resto della stagione 2026 – si legge nel comunicato del fondo riportato da Golf –. Il notevole investimento richiesto da Liv Golf nel lungo periodo non è più in linea con l’attuale fase della strategia di investimento del Pif. Questa decisione è stata presa alla luce delle priorità di investimento del Pif e delle attuali dinamiche macroeconomiche. Il Consiglio di Amministrazione di Liv Golf ha istituito un comitato di amministratori indipendenti incaricato di valutare alternative strategiche per il proprio futuro oltre l’orizzonte di finanziamento di Pif”.
I nuovi amministratori avranno il compito di trovare finanziatori alternativi, ma pochi credono che i capitali sauditi siano davvero sostituibili. I numeri parlano davvero di cifre astronomiche: dal 2021 a oggi il Pif ha versato nel circuito circa 5,3 miliardi di dollari (4,5 miliardi di euro), con una spesa netta mensile che nel 2024 e 2025 ha toccato i 100 milioni di dollari. L’ultima iniezione di capitale – 266,6 milioni di dollari – era stata approvata proprio per la stagione in corso. Eppure le perdite non si sono mai fermate: 244 milioni nel 2022, 394 milioni nel 2023. E il CEO Scott O’Neill aveva ammesso a febbraio che la redditività non era attesa prima di cinque-dieci anni. Basti pensare che ogni torneo Liv metteva in palio almeno 25 milioni di dollari, e che per strappare i migliori giocatori al Pga Tour erano stati versati ingaggi da centinaia di milioni ciascuno.
Lo scenario più probabile resta quindi un circuito fortemente ridimensionato: meno tornei (oggi sono 14) e montepremi molto più contenuti. A pagare il prezzo dell’incertezza sono soprattutto i grandi nomi che avevano scommesso sul progetto saudita. Secondo la Gazzetta, alcuni giocatori avrebbero già cominciato a bussare alla porta del Pga Tour e dell’European Tour.


