“Abbiamo bisogno di nuovi stadi e di ammodernare quelli che ci sono già perché il ritardo dell’Italia sulle infrastrutture per lo sport è evidente”. Lo ha spiegato due giorni fa il ministro dello Sport Andrea Abodi durante un’audizione alla settima Commissione del Senato. La parola d’ordine è agire quindi, prendendo l’occasione della futura organizzazione – insieme alla Turchia – dei Campionati Europei di Calcio del 2032 come spinta a fare. “La prospettiva è che 5 o 6 cantieri per gli stadi nuovi potrebbero partire alla fine dell’anno o entro l’inizio del prossimo. Va detto però che i 3,5 miliardi di investimenti mobilitabili per questi cantieri, partendo da Milano e Roma, sono esclusivamente finanziamenti privati, che rispettiamo profondamente e che cerchiamo di agevolare dal punto di vista normativo. Mi auguro che il sistema collabori fattivamente perché abbiamo bisogno di nuovi stadi e di ammodernare quello che già c’è”.
Secondo infatti anche un recente studio dell’Istituto per il Credito Sportivo, il parco impiantistico italiano è oggi obsoleto e frammentato con gran parte di stadi e arene che risale al massimo agli anni Ottanta, quando non agli anni Sessanta. Un ritardo che viene colmato lentamente e con grandi sforzi economici: secondo il report negli ultimi anni l’Italia ha destinato circa 3,4 miliardi di euro alla costruzione e miglioramento di impianti; ma la strada è ancora lunga, soprattutto se si pensa agli stadi legati allo sport che, come passione ma anche economicamente, traina tutto il settore sportivo italiano, il calcio.
Si torna così ad Euro 2032, ma anche in questo caso le risorse pubbliche per lo sviluppo delle infrastrutture sportive sono limitate. “Sono presenti laddove l’impulso è pubblico – ha aggiunto Abodi -, come a Firenze, dove sono messe dal Comune. Quelle pubbliche che metteremo a disposizione sono quelle destinate all’equity che concorre alla chiusura di un quadro economico modificato negli anni. Non abbiamo dato disponibilità a fondo perduto, ma abbiamo messo a disposizione un portafoglio di misure finanziarie che agevolano il quadro economico finanziario”. Insomma finalmente qualcosa si muove ma il ritardo e grande: una mano a sensibilizzare il Paese sull’importanza delle grandi strutture lo hanno dato sicuramente le recenti Olimpiadi di Milano Cortina che hanno mostrato come la vera eredità dei grandi eventi sono le legacy e in particolare quelle legate alle strutture sportive costruite ad hoc.
Si riparte, per gli stadi di calcio, quindi nuovamente da Milano e quindi da Roma, come sottolineato anche dal ministro, ma la situazione è tutt’altro che semplice. Nella città meneghina infatti, dopo che le due squadre della città, Inter e Milan, hanno acquistato lo stadio Meazza per 197 milioni di euro con il progetto di abbatterlo per costruire al suo posto un nuovo e non più obsoleto impianto da 71.500 posti, il percorso resta ad ostacoli. Ultimo passo la recentissima inchiesta della procura di Milano che ha messo sotto la lente la vendita della ‘Scala del Calcio’ ai team: nove indagati, tra dirigenti del Comune di Milano, manager e consulenti legati a Inter e Milan, per turbativa d’asta e abuso d’ufficio. I club non si fanno intimidire però: “Prima dell’estate presenteremo il progetto del nuovo stadio – ha confermato pochi giorni fa il presidente del Milan Paolo Scaroni – perché con l’acquisto del Meazza abbiamo fatto un passo essenziale. Tutto sta procedendo in modo efficiente e speriamo presto di poter annunciare come si presenterà il nuovo stadio, è un’opera talmente importante che deve trovare l’approvazione di tutti i milanesi”.
E nella Capitale? Non c’è pace nemmeno per il progetto del nuovo stadio della Roma a Pietralata. Due giorni fa infatti, il Tar del Lazio ha infatti accolto un ricorso presentato dai comitati del ‘No’ riguardo l’abbattimento di alcuni alberi presenti nell’area dove sorgerà l’impianto. Questo solo dopo che appena un mese fa, l’assemblea del Comune di Roma aveva approvato in via definitiva il progetto di fattibilità tecnica ed economica dello stesso nuovo impianto. Il cui avvio dei lavori al momento resta previsto per il 2027, con una stima di costruzione di circa 36 mesi, salvo sempre eventuali intoppi burocratici e non. A ciò si aggiunge pure che da pochi mesi sono stati presentati anche il progetto per la modernizzazione dello Stadio Maradona di Napoli e l’affidamento ufficiale, allo studio Populous, del progetto per il nuovo Barbera di Palermo.
Chi ce l’ha fatta a costruire uno stadio nuovo e moderno, all’altezza delle esigenze del pubblico e delle manifestazioni sportive di oggi, in Italia e nel mondo, si contano ancora sulle dita di una mano. A partire dalla Juventus, che ha eretto il suo impianto nuovo (e di proprietà) già nel 2011, dando anche un grande impulso economico al suo bilancio grazie alle interconnessioni con le strutture fatte insieme allo stadio, come museo e hotel. Ci sono poi altri due club di serie A – Udinese da un paio di stagioni e da pochi mesi Atalanta – che hanno completamente ristrutturato il loro vecchi stadi ricavandone impianti moderni e all’avanguardia. Tanto che la 50esima finale della Supercoppa Europea di club tra Psg e Tottenham si è giocata lo scorso agosto proprio al rinnovato Stadio Friuli di Udine.
Tra i club con più ampia visione e che quindi sta anche progettando una profonda metamorfosi architettonica del proprio stadio, il Sinigaglia eretto nel 1927, è il Como dei fratelli Hartono, già protagonista negli ultimi anni di grandi investimenti a 360 gradi per far crescere il movimento calcistico nella città lariana. Proprio pochi giorni fa il presidente del Como Mirwan Suwarso ha confermato la volontà del club di partire con le ristrutturazioni dell’impianto già dall’estate 2026 dopo la fine del campionato in corso. Un rinnovamento che si sposa con la visione del club legata a spingere con il successo del calcio anche i flussi economici e turistici verso la città.
Questo perché anche, il turismo sportivo si è ormai affermato come uno dei segmenti più dinamici dell’industria dei viaggi. Secondo Fundamental Business Insights, a livello globale il mercato vale 918,46 miliardi di dollari nel 2025 (circa 785 miliardi di euro) e potrebbe raggiungere 4,61 trilioni di dollari entro il 2035, delineando una traiettoria di crescita di lungo periodo. E ancora secondo Un Tourism, il turismo sportivo rappresenta oggi circa il 10% della spesa turistica mondiale, una quota che ne certifica il ruolo centrale nei flussi internazionali. Anche in Italia il segmento mostra segnali di forte vitalità. Nel 2025 il turismo sportivo ha registrato una crescita del +3,3%, secondo le analisi congiunte di Enit, Banca d’Italia, Istat e Siae. Il turismo sportivo oggi non si esaurisce più nell’evento: lo sport si trasforma in esperienza capace di coinvolgere il viaggiatore prima, durante e dopo l’evento. Basti pensare che la recente sfida tra Real Madrid e Barcellona ha fatto affluire allo stadio Bernabéu 81mila spettatori, per un indotto stimato da Datapowa di 60 milioni di euro per una sola serata, senza contare il ‘ritorno’ dato da 650 milioni di spettatori in tv.


