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Magri (Woolmark): “Nello sport la lana sfida il dominio del sintetico”

Magri (Woolmark): “Nello sport la lana sfida il dominio del sintetico”

by Davide Fogato
24 Aprile 2026
Francesco Magri

C’è un filo sottile che collega Ottavio Missoni alle divise olimpiche, Björn Borg alle finali di Wimbledon, Luna Rossa alle acque dell’America’s Cup. È un filo antico, eppure sorprendentemente attuale: è la lana. E oggi, a raccontare a Pambianco Sport il ritorno da protagonista nel mondo dello sport è Francesco Magri, regional manager central & eastern europe di Woolmark, l’ente australiano che da decenni promuove la fibra di lana, tra brand e consumatori di tutto il mondo, come un materiale versatile per funzioni diverse – dal fashion allo sport.

“Lo sport è nato con la lana,” esordisce Magri. “Poi negli anni ’70-80, con l’arrivo di colossi come Nike e Adidas, sono arrivati i sintetici, e sembrava che la partita fosse chiusa. Oggi invece stiamo assistendo a un ritorno fortissimo, trainato da due driver precisi: la sostenibilità e la performance”.

Per capire perché la lana stia recuperando terreno, bisogna partire dal limite strutturale del suo ‘rivale’. Il poliestere e le fibre sintetiche hanno conquistato il mercato negli ultimi cinquant’anni grazie a un vantaggio competitivo difficile da ignorare: il prezzo. “Un tessuto sintetico costa un dollaro e mezzo contro i sette, otto, dieci dollari di una lana di qualità”, spiega Magri. “Nike, Adidas e tutti i grandi hanno chiaramente costruito margini enormi su questo divario”.

Ma il conto da pagare, nel lungo periodo, è salato. Ogni lavaggio di un capo sintetico rilascia microplastiche nell’acqua: un problema ambientale crescente e una pressione normativa sempre più concreta sui brand. A questo si aggiunge il paradosso della durabilità: il sintetico si deteriora a ogni lavaggio, e si lava spesso perché assorbe i batteri e tende a trattenere gli odori in modo permanente. “Più la lavi e più puzza, proprio per una questione tecnica”, dice Magri senza giri di parole. “Alla fine la butti via. La lana invece ha una durata decisamente maggiore, proprio perché un capo in lana lo lavi molto meno”.

Il mercato ha iniziato ad accorgersene. Il prezzo della lana australiana è salito del 40% negli ultimi anni, segnale di una domanda in forte crescita. Secondo le stime di settore, il mercato globale della lana è destinato a passare da 34,9 miliardi di dollari nel 2022 (circa 30 miliardi di euro al cambio attuale) a oltre 63 miliardi entro il 2033.

Ma la sostenibilità da sola non basta a convincere un brand sportivo. Quello che ha cambiato le cose, secondo Magri – oltre a una certa attenzione per la sostenibilità negli ultimi anni – è la riscoperta delle proprietà tecniche della fibra e il progressivo miglioramento della performance. “La lana oggi va pensata come un ingrediente, non come un materiale”, spiega. “Come quelle gocce che metti per cambiare la performance di un piatto: la dosi in base all’effetto che vuoi ottenere”.

Il concetto chiave è quello di shock termico – e di come la lana lo riduca. Negli sport di “stop and go” come lo sci, il running, il ciclismo e il trekking, il muscolo alterna fasi di grande attività a momenti di stasi: è esattamente lì che la fibra di lana esprime il meglio di sé, assorbendo il calore corporeo durante l’azione e rilasciandolo gradualmente durante le pause. “Basti pensare allo sciatore sulla seggiovia a -5 gradi. Se ha del sintetico addosso, il muscolo si raffredda. Quando torna in pista deve riscaldarlo di nuovo, e questo incide sulla performance”.

A supportare queste affermazioni non ci sono solo osservazioni empiriche: una ricerca condotta con un’università americana ha rilevato che la lana offre un comfort termico superiore del 45-50% rispetto al poliestere nelle prime fasi dell’attività sportiva — dato confermato anche dal factsheet Woolmark, che parla di un vantaggio complessivo del 96% in termini di comfort termico. E il comfort, in uno sport sempre più mentale, è tutt’altro che un fattore secondario. “Lo sportivo è forte perché non si distrae”, dice Magri. “La stessa logica vale per l’abbigliamento: se hai caldo, se ti brucia qualcosa, la tua attenzione va lì. La lana è il mental coach dell’abbigliamento”.

La teoria si è trasformata in pratica attraverso collaborazioni concrete. Il caso forse più emblematico è quello con Luna Rossa, il team velico italiano impegnato nell’America’s Cup. “Abbiamo lavorato a sei mesi di test con loro”, racconta Magri. “Il capo del team si è messo sotto la doccia per un quarto d’ora per verificare la resistenza all’acqua. Poi ore e ore in barca. Avevamo studiato dei materiali con una percentuale di lana diversa in base al risultato che volevamo ottenere”. Il risultato è una gamma di materiali con percentuali di lana variabili – dal 30 al 100% — calibrate in base all’utilizzo specifico: le polo che non si stirano e non puzzano dopo un’intera regata, oppure il giaccone in neoprene con fodera interna in lana che assorbe il sudore degli atleti appena scesi dall’acqua.

Con Mizuno il percorso è stato diverso, ma ugualmente significativo. Il brand giapponese aveva già sviluppato una tecnologia proprietaria – chiamata Breath Thermo – basata su una fibra sintetica capace di trattenere il calore corporeo. “Volevano aumentare la performance, soprattutto sulla traspirabilità. Abbiamo aggiunto la lana come ingrediente, ed è stato come passare da una Red Bull a due”. La collaborazione ha portato alla realizzazione di capi utilizzati dalla nazionale di sci svedese.

Mizuno x Woolmark
Mizuno x Woolmark

A muoversi per primi, racconta Magri, sono stati i brand nordici, che hanno costruito un’estetica del running post-gara. “Una volta l’abbigliamento da running era solo funzionale. Oggi correre è un evento sociale, e il capo deve stare bene anche fuori dalla pista”. I grandi – Nike con la sua costola più sperimentale Acg, Adidas con Terrex — stanno cercando di recuperare terreno. Brand come On e Hoka si posizionano invece su una fascia più alta, sempre più attenti ai materiali naturali.

Woolmark accompagna tutto questo lavorando con due anni di anticipo rispetto al mercato, co-progettando filati e tessuti insieme ai produttori, testando i risultati con gli atleti. Il mantra interno è “tested by the best”: nessun materiale arriva sul mercato senza essere passato attraverso chi quello sport lo fa davvero. E quando supera il test, arriva la certificazione Woolmark – garanzia di qualità su cinque parametri fondamentali, dal restringimento alla resistenza al colore, sempre più richiesta dai grandi gruppi della distribuzione.

“Stiamo vivendo un momento d’oro”, conclude Magri. “La domanda cresce, i brand ci cercano. L’innovazione nello sport oggi è il tessuto, e noi cerchiamo di essere un mental coach dell’abbigliamento”.

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