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Italia fuori dai Mondiali: un conto da 100 milioni per la Figc e un sistema da rifondare

Italia fuori dai Mondiali: un conto da 100 milioni per la Figc e un sistema da rifondare

by Redazione
10 Aprile 2026

La sconfitta ai rigori contro la Bosnia a Zenica, il 31 marzo scorso, non è stata soltanto il tramonto di un sogno sportivo. È stata la certificazione di una crisi sistemica che il calcio italiano porta con sé da oltre un decennio e che ora presenta il suo conto più salato. Soprattuto se, in questo momento storico, messo a confronto con le tante vittorie azzurre in diverse discipline sportive. Cento milioni di euro: questa, secondo un’analisi pubblicata dalla Gazzetta dello Sport, è la stima complessiva del danno economico inflitto alla Federcalcio italiana dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, dopo Russia 2018 e Qatar 2022. Un numero che, da solo, racconta molto. Ma che diventa ancora più significativo se letto insieme alle conseguenze istituzionali, commerciali e di sistema che si stanno dispiegando in queste settimane.

La terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali ha provocato un vero e proprio terremoto istituzionale, culminato con le dimissioni del presidente della Figc Gabriele Gravina e, a stretto giro, del capo delegazione azzurro Gianluigi Buffon e del Ct Gennaro Gattuso. Gravina, rieletto nel febbraio 2025 con il 98,8% dei voti, aveva un solidissimo sostegno dentro l’ente fino a pochi giorni prima dell’eliminazione. Ma dietro le sue dimissioni c’è stato anche il forte pressing politico, in particolare del ministro per lo Sport Andrea Abodi, che aveva apertamente chiesto un cambio ai vertici. “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”, aveva dichiarato in una nota riportata dall’Ansa. “Il Governo  – aveva poi aggiunto – ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiani, reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”.

A rendere ancora più pesante il clima, le parole pronunciate dallo stesso Gravina subito dopo la disfatta, in cui definiva il calcio “sport professionistico” in contrapposizione ad altre discipline considerate dilettantistiche: una distinzione che ha scatenato la reazione di numerosissimi atleti del tricolore Nel frattempo, le elezioni per il nuovo presidente federale sono state fissate al 22 giugno a Roma. Il vuoto ai vertici si aggiunge così a quello sportivo. E insieme disegnano uno scenario in cui il calcio italiano si trova a dover ripartire su tutti i fronti simultaneamente: tecnico, dirigenziale e commerciale.

La quantificazione economica elaborata dalla Gazzetta dello Sport è articolata in tre voci distinte, che si sommano su tre cicli quadriennali. La prima riguarda i premi Fifa alle federazioni partecipanti: 8 milioni per Russia 2018, 9 per Qatar 2022 e 9 per USA-Canada-Messico 2026, calcolati sul gettone minimo corrispondente all’eliminazione nella fase a gironi. La seconda voce è quella commerciale diretta: i malus contrattuali applicati dagli sponsor per l’assenza dalla Coppa del Mondo, sommati alle mancate royalties sul merchandising. Qui i numeri crescono in modo significativo di edizione in edizione – 5 milioni nel 2018, 8 nel 2022, 16 nel 2026 – a testimonianza di come il mercato avesse progressivamente alzato le aspettative sulla Nazionale azzurra. Per l’edizione 2026, in particolare, pesa la centralità strategica del mercato nordamericano, soprattutto per Adidas, partner tecnico della Figc, che aveva pianificato un piano di vendite importante sulle maglie azzurre. Il danno potrebbe ulteriormente aumentare fino a 3 milioni qualora uno o più sponsor attivassero la clausola di uscita contrattuale.

La terza voce è la più difficile da misurare, ma forse la più rilevante in prospettiva: le mancate opportunità commerciali nei cicli successivi. La presenza al Mondiale avrebbe portato, secondo le stime, altri 10 milioni di ricavi nel quadriennio 2019-22, altri 15 nel 2023-26 e altri 20 nel 2027-30. Un effetto moltiplicatore che, composto con le prime due voci, porta alla cifra complessiva di 100 milioni.

Per comprendere l’entità reale del danno, occorre inquadrarlo nel contesto della crescita commerciale che la FIGC aveva registrato negli ultimi anni. Il fatturato derivante dalle nazionali azzurre era passato dai 60 milioni annui medi del ciclo 2015-18 agli 85 milioni del 2019-22, fino ai 117 milioni del 2023-26, con i partner commerciali cresciuti da 24 a 35 fino a 38.

Come accennato, tra le conseguenze più concrete dell’eliminazione c’è quella sul fronte del rinnovo contrattuale con Adidas, il partner tecnico della Nazionale. Erano già in corso le interlocuzioni per un’estensione dell’accordo, che scade nel 2030, ma adesso il potere negoziale della federazione è sensibilmente ridotto. Sul mercato, il valore di un brand si misura anche – e soprattutto – attraverso i risultati e la visibilità garantita.

L’impatto della crisi della Nazionale non si ferma ai confini della Figc. Si estende, con effetti a cascata, anche sulla Serie A. Il campionato, pur avendo beneficiato di un rimbalzo nelle presenze allo stadio nel post-Covid, ha iniziato a registrare una regressione nella vendita dei diritti televisivi: sia sul mercato domestico – dai 927,5 milioni del ciclo 2021-24 ai 900 milioni del ciclo attuale tra Dazn e Sky – sia su quello estero, passato dai 340 milioni del triennio 2018-21 ai 240 milioni attuali. Sono segnali che vanno letti insieme ai dati demografici sull’audience: soltanto il 16% degli appassionati di calcio in Italia è compreso nella fascia 14-24 anni, mentre il 42% è over 45, secondo la ricerca Sponsor Value di StageUp-Ipsos segnalata dalla testata sportiva.

Per gli operatori del mercato sportivo e per gli investitori, il momento che si apre è delicato. La scelta del nuovo commissario tecnico e del nuovo presidente federale non sarà soltanto una decisione sportiva: sarà un segnale che il mercato leggerà attentamente per calibrare i propri impegni futuri. In un contesto in cui altri sport — dal basket al tennis, dal ciclismo al volley — stanno guadagnando attenzione, risorse e visibilità, il calcio italiano non può più permettersi di presentarsi come un asset privo di prospettiva. Eppure un segnale era già arrivato a inizio anno, quando per la prima volta la Federazione Italiana Tennis e Padel aveva registrato i ricavi più alti tra tutte le Federazioni, calcio compreso. La Federtennis ha archiviato l’anno con un valore della produzione che supera i 230 milioni di euro, superiore ai circa 200 milioni della Figc.

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