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Effetto Renzo Rosso sul Vicenza: ritorno in Serie B e rilancio da 50 milioni

Stefano e Renzo Rosso, Lanvin A/I 26, Ph. Launchemtrics/Spotlight

Effetto Renzo Rosso sul Vicenza: ritorno in Serie B e rilancio da 50 milioni

by Davide Fogato
20 Marzo 2026

Dopo anni e stagioni complesse, il Vicenza celebra il suo ritorno in Serie B, un traguardo che – con sei giornate di anticipo sulla finale di campionato – segna una nuova era per il club veneto. E il merito è in gran parte di Renzo Rosso, founder di Diesel e patron del gruppo Otb, che ha investito non solo nella rinascita sportiva, ma anche nella stabilità economica della squadra. Un percorso iniziato nel 2018, quando Rosso aveva salvato il Vicenza dal fallimento (al tempo si aggiudicò la società per un milione 100 mila euro), intervenendo in un momento critico della storia dei biancorossi e stanziando, da quel momento e negli anni successivi, fondi per un totale di 50 milioni di euro.

Investimenti arrivati “vivendo ogni partita con grande intensità”, con molti “momenti da infarto” – come racconta l’imprenditore al Corriere del Veneto – e rifacendosi ai ricordi di un piccolo tifoso: “Non ero bravo, diciamo pure che ero uno dei peggiori e partivo dalla panchina”, ricorda. “Ma ero affascinato dal gioco, avevo lo spirito giusto e sapevo fare squadra: un giocatore può cambiare la partita anche negli ultimi cinque minuti ed entravo determinato”. Ora, la partita l’ha cambiata da investitore (secondo Forbes, Rosso vanta oggi un patrimonio personale di 4,5 miliardi di euro), fuori dal campo, mantenendo sempre una certa ‘neutralità’: “L’allenatore fa le sue scelte. Non ho interferito nemmeno nell’acquisto dei giocatori. Forse una volta sola ho dato una mano”, confessa, facendo riferimento a una chiamata fatta all’amico e presidente del Torino, Urbano Cairo, per il giovane Nicola Rauti.

A contare quindi, secondo Rosso, non sarebbero comunque tanto i soldi, il quanto, ma come sai spendere le risorse di cui disponi. “Non conta quanto, ma come spendi. Ci siamo portati dietro il peso di una retrocessione con contratti pesanti, poi ci siamo ricalibrati e abbiamo vinto investendo bene, con persone e idee giuste”, racconta alla Gazzetta dello Sport.

Sul futuro del club – e sui possibili successi e progetti, anche legati allo stadio – Rosso rimane cauto, consapevole che da solo non basta. Per questo vorrebbe portare nel club altri soci: “Ho sempre detto che mi piacerebbe che il Vicenza non fosse la squadra di Rosso, ma della città”, afferma. “Ho appena incontrato l’associazione industriali per proporre la mia idea e l’ho vista ben disposta. Per me il massimo sarebbe avere cento soci all’1 per cento. Vorrebbe dire mettere niente ogni anno e avere un presidente a rotazione che paga per avere il ruolo e il prestigio. Un presidente che cambia senza cambiare la società, il management resterebbe lo stesso”. E chissà che in questo progetto non arrivi presto anche qualche investitore esterno (un pattern ormai più che consolidato in nel calcio italiano), un’opzione a cui Rosso tiene la porta aperta: “So che il calcio piace molto agli imprenditori stranieri, soprattutto americani, noi siamo aperti anche a loro”, dichiara, secondo quanto riportato da Padova Sport. La sua però al momento rimane una società tutta tricolore, che punta da sempre sul territorio (come per il talento giovanile portato avanti sul campo). “Noi siamo partiti per coinvolgere imprenditori forti del Vicentino per rappresentare città e provincia. Ognuno ha le sue idee e strategie, il nostro vuol valorizzare il territorio, ma non escludo che in futuro si possa lavorare su uno scouting più ampio, anche sull’estero. Così come i soci: la porta è aperta. Il Vicenza è una società che deve andare oltre chi lo guida. Oggi il calcio è più globale: valorizziamo le risorse locali ma non restiamo chiusi nell’orticello”, dichiara alla Gazzetta dello Sport.

Con idee molto chiare anche sul Menti (lo stadio del Vicenza), Rosso ribadisce di pensarci da anni, visto che nella città non vede alternative. “Sarebbe demenziale spostarlo. Uno stadio in centro porta interessi, attira attività e business. Abbiamo l’università vicina con quattromila studenti. Aumenta le interazioni con la gente e la città”, sottolinea, ricordando – ai microfoni di ‘È solo calcio’ – che il progetto c’è: “L’abbiamo fatto qualche anno fa, ma serve un investimento importante da 100 milioni”. Ribadisce, però, come non voglia portare avanti questo progetto da solo.

Non mancano poi i doverosi ringraziamenti, in particolare all’allenatore Fabio Gallo, che resterà con la squadra anche il prossimo anno e a cui va “il grande merito di aver voluto questa squadra e di aver tenuto sempre tutti con i piedi per terra”, come si legge su Padova Sport. E al figlio Stefano Rosso, presidente biancorosso, a cui dice grazie “per aver scelto l’allenatore e il direttore sportivo, persone che hai voluto fortemente e in cui hai creduto”.

Nell’intervista al Corriere del Veneto, l’imprenditore rimane cauto anche sui sogni di Serie A, perché il calcio rimane comunque molto “imprevedibile” e perché al progetto della nuova squadra, che nasce adesso, “ci sta pensando mio figlio Stefano, che è molto bravo”. L’importante però, lo ribadisce più volte, è mantenere sana e alla pari la competizione in squadra: “Non mettetemi primedonne. Creano squilibri nello spogliatoio. Non c’è uno che consideriamo più forte dell’altro”.

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