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Gli sport invernali superano i 13 miliardi di euro. L’Italia medaglia di bronzo per l’export

Ph. Unsplash

Gli sport invernali superano i 13 miliardi di euro. L’Italia medaglia di bronzo per l’export

by Redazione
6 Febbraio 2026

Al via oggi le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, con l’attesa cerimonia d’apertura che – nel capoluogo lombardo – sancisce ufficialmente questa sera l’inizio dei Giochi. Un vero e proprio business che, secondo quanto rilevato dal Centro Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza vale 319 milioni di euro. Un indotto economico notevole, a cui si affiancano altri numeri: 725mila spettatori previsti e una spesa media pro-capite di 440 euro. Minore ma pur sempre rilevante l’indotto economico stimato per i Giochi Paralimpici: 31 milioni di euro, con poco più di 73mila spettatori e una spesa media pro-capite di 424,5 euro.

L’evento coincide con un momento florido per gli sport invernali, protagonisti delle competizioni che, già iniziate mercoledì 4 febbraio, impegneranno MIilano e Cortina d’Ampezzo fino al 22 del mese, per poi passare la staffetta alle Paralimpiadi (6-15 marzo). A dare contezza dell’entità del settore è il report elaborato dall’area studi Mediobanca, che tratteggia un universo, quello dei cosiddetti winter sports, che vale ad oggi 13,5 miliardi di euro a livello globale.

Un numero che promette di crescere ancora, mettendo a segno un ulteriore +6% nel 2026 appena iniziato. Si tratta di un mercato che comprende sia softgoods (abbigliamento e calzature) sia l’attrezzatura sportiva invernale (winter sports equipment), a sua volta suddivisa in comparti che riflettono le principali discipline (sci, snowboard e altri sport prettamente invernali). In crescita nel 2025 anche il macrosettore di Sport&Outdoor mondiale di cui gli winter sports sono in effetti una nicchia e che, a differenza di un fashion system in ridimensionamento, è stimato a quota 385 miliardi di euro (+3,2% sul 2024).

Allargando l’arco temporale al periodo 2022-2025, l’industria dello sport è cresciuta a doppia cifra (+10%), con un tasso di sviluppo oltre il triplo di quello del fashion (+3,3%), resistendo alla volatilità economica, alle tensioni geopolitiche e all’evoluzione del comportamento dei consumatori. E il confine con la moda si fa sempre più labile, con quest’ultima che strizza sempre più l’occhio verso i segmenti tecnici, soprattutto d’alta gamma.

Centrale, nell’ambito degli sport invernali, il ruolo dell’Italia: se, più in generale, nell’esportazione dei prodotti sportivi il Paese è in quinta posizione, con una quota pari al 3,8%, negli winter sports sale sul podio, in terza posizione. A precederlo ci sono l’Austria e dalla Cina, che pesano rispettivamente il 17% e il 13% delle esportazioni del settore, mentre l’Italia ne rappresenta l’11 per cento.

Un prodotto relativo agli winter sports su dieci esportati nel mondo, dunque, è italiano. Un posizionamento che riflette non solo l’ampiezza dell’offerta italiana negli articoli per sport invernali, ma anche la specializzazione qualitativa. Ponendo la lente sul campione preso in esame da Mediobanca, che conta 30 aziende del comparto winter sports ognuna con un turnover da almeno 19 milioni di euro, i player del settore hanno raggiunto un giro d’affari aggregato di 3,2 miliardi di euro nel 2024 (-4,3% sul 2023 e +4% sul 2022), con l’impiego di oltre 13.300 dipendenti. Le stime per il 2025 indicano una crescita del 2 per cento. Gli sport invernali sono, ad ogni modo, trainanti per l’industria sportiva italiana, di cui rappresentano il 35% dei ricavi complessivi, con una concentrazione nel nord est della penisola: Trentino Alto-Adige e Veneto realizzano insieme l’89,6% dei ricavi aggregati.

Nel mercato delle attrezzature sciistiche, nello specifico, l’Italia detiene la leadership mondiale negli scarponi, coni il primato del distretto veneto di Asolo-Montebelluna, considerato l’eccellenza mondiale per lo scarpone da sci e il più famoso distretto dello sport nel mondo, ricorda il report: qui hanno sede i centri di ricerca e sviluppo della quasi totalità dei produttori mondiali di scarponi, oltre a tutti i fornitori di componenti e materiali tecnici. Ciò rende indispensabile, per chiunque produca scarponi da sci, presenziare quest’area strategica.

Guardando verso nicchie ancora più specifiche, nel mercato delle attrezzature sciistiche Tecnica Group è il secondo produttore mondiale di scarponi da sci, con una quota del 22%, e il quinto di sci alpino, con l’11 per cento. Nella top ten dei produttori mondiali di scarponi, si collocano inoltre altre tre imprese a controllo italiano, tutte ubicate nel distretto dello Sportsystem, dove realizzano congiuntamente il 5% della produzione mondiale: Unimonteco, Settima, Rocca Group (marchio Roxa) e Calzaturificio Scarpa.

Il distretto dello Sportsystem è leader anche nel pattinaggio artistico: i pattini da ghiaccio di alta gamma vengono prodotti qui da aziende quali Edea e Rossignol Lange (a marchio Risport Skates), rispettivamente al secondo e terzo posto nel mercato mondiale del pattinaggio artistico dietro alla canadese Jackson. E primati si registrano anche nei microcosmi delle attrezzature snowboard (in cui Core è il quarto operatore mondiale, con una quota di mercato del 3,6 per cento).

Tecnica e Core rappresentano anche casi di imprese italiane, di solito target dei gruppi internazionali, che hanno invece seguito il percorso inverso, rilevando realtà oltreconfine: Tecnica controlla marchi stranieri, come il tedesco Lowa (calzature outdoor), l’austriaco Blizzard (sci) e lo statunitense Rollerblade (pattini in linea), mentre Core detiene il brand di tavole da snowboard austriaco Capita. Da menzionare, inoltre, anche la recente acquisizione, nel settembre 2025, da parte del Gruppo altoatesino HTI-High Technology Industries della statunitense HKD Snowmakers, specializzata nell’innevamento programmato.

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