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Dal football americano alla Nba: il divario che separa (sempre più) le leghe Usa dal calcio europeo

Ph. Myron Mott by Unsplash

Dal football americano alla Nba: il divario che separa (sempre più) le leghe Usa dal calcio europeo

by Davide Fogato
9 Gennaio 2026

Forse il sogno americano è ancora vivo, quanto meno nel sistema sportivo. Se in molti ambiti il divario tra Stati Uniti ed Europa appare sempre più evidente, nel mondo dello sport la distanza tra le valutazioni delle franchigie nordamericane e quelle europee è diventata (quasi) abissale. Mentre le squadre della Nfl e dell’Nba hanno visto crescere il loro valore in modo esponenziale, con istituzioni come i Dallas Cowboys ormai valutati 13 miliardi di dollari (l’America’s Team è al primo posto delle valutazioni da un decennio), il calcio europeo, nonostante la sua storicità e la passione travolgente, fatica – tranne rare eccezioni – a decollare a livello finanziario. A causare questa disparità ci sono, sul campo e fuori, molteplici fattori: dalla struttura più prevedibile e stabile delle leghe statunitensi al mancato controllo sui costi e al rischio di retrocessione che affliggono i club europei, storicamente alle prese con bilanci in rosso (per dare un’idea: l’Inter, la squadra con il fatturato più alto del 2025, è tornata in utile per la prima volta dopo diverse stagioni).

E In un panorama sportivo che cambia rapidamente, l’influenza dei diritti media, la gestione delle risorse e l’ingresso di investitori americani – anche sui campi europei – stanno facendo emergere nuovi scenari. Guardando alla classifica stilata da Forbes, che valuta i 50 club più redditizi a livello globale, i numeri parlano chiaro: football americano e pallacanestro la fanno da padrone, con in testa i Dallas Cowboys, seguiti nella top five dai Golden State Warriors (11 miliardi di dollari), Los Angeles Rams (10,5 miliardi), New York Giants (10,1 miliardi) e Los Angeles Lakers (10 miliardi). Menzione però anche per i New York Knicks che con una valutazione di 9,75 miliardi di dollari sono già vicini. Nel complesso, squadre che superano tutte il tetto dei dieci miliardi di dollari e che fanno riflettere su come solo sei anni fa la società sportiva più preziosa al mondo valeva ‘solo’ 5 miliardi di dollari, cifra che oggi non rientrerebbe nemmeno tra le prime 50 (i Toronto Raptors chiudono in 50esima posizione con una valutazione di 5,4 miliardi di dollari).

Le prime dieci posizioni parlano quindi tutte americano e bisogna aspettare il decimo posto per trovare una squadra che non appartenga alla Nba o alla Nfl, ma che sia della Mlb (i New York Yankees, con una valutazione di 8,2 miliardi). E il calcio? Per il mondo del pallone come lo conoscono gli europei, bisogna scendere fino alla ventesima posizione per leggere il nome del Real Madrid di Florentino Pérez (valutazione di 6,75 miliardi), seguito dal Manchester City al ventiquattresimo posto, dal Barcellona al quarantaduesimo e dal Liverpool al quarantottesimo.

Nessuna menzione per le squadre di Serie A, ma per l’Italia sventola la bandiera Ferrari, che è la scuderia di Formula 1 con la valutazione più alta (6,5 miliardi).

Non sorprende insomma come, secondo le stime di Sportico riportate dal Financial Times, il valore medio d’impresa di una squadra della National Basketball Association sia salito a 14,1 volte i ricavi, rispetto a 11,8 volte nel 2023, mentre le valutazioni medie delle squadre Nfl, che sono aumentate grazie alla decisione della lega nel 2024 di consentire alle società di private equity di acquistare partecipazioni di minoranza, sono salite a 10,2 volte nello stesso periodo. Si tratterebbero di crescite molto più “prevedibili e redditizie”, secondo quanto affermato da Doc O’Connor, cofondatore della società di private equity Arctos Partners, e riportato dal quotidiano economico-finanziario britannico. Previsioni quindi molto diverse da quelle del calcio europeo, “molto diverso rispetto alle leghe nordamericane”, dove nel calcio maschile sono rimaste ferme a 4,2 volte i ricavi.

E nonostante casi come il fondo americano Apollo Sports Capital, che ha recentemente rilevato quote di maggioranza e minoranza nell’Atlético Madrid e nel Wrexham di Ryan Reynolds e Rob McElhenney, l’attività di M&A nel calcio europeo è scesa drasticamente dopo una serie di acquisizioni record nel 2022, secondo i dati dell’organo di governo Uefa. “Il livello di regolamentazione a livello di lega [nel calcio] è molto ridotto”, ha riferito O’Connor. “Ci sono problemi come la promozione e la retrocessione, non ci sono limiti reali sul debito e nessun limite effettivo sulla spesa [per i salari dei giocatori e le commissioni di trasferimento]. Questo spiega la differenza nelle valutazioni”.

Dall’altro lato del globo, parallelamente, le regole finanziarie si sono inasprite sia a livello europeo che a livello di lega nazionale, e i debiti sono aumentati a dismisura. Di fronte a questa situazione, alcuni investitori e proprietari hanno suggerito l’adattamento di un sistema simile a quello dei salary cap statunitensi, per fermare l’escalation della spesa per i giocatori da parte dei club. Secondo le cifre più recenti di Uefa, riportate dal Financial Times, più della metà delle squadre di calcio di massima serie in Europa ha registrato perdite operative nel 2024, con una perdita complessiva di 300 milioni di euro. I costi di trasferimento hanno spinto le perdite complessive prima delle imposte a 1,2 miliardi di euro, mentre il debito complessivo è aumentato del 10%, arrivando a 28,1 miliardi di euro.

Le squadre Nba e Nfl, grazie a distribuzioni più ampie da parte delle leghe e a guadagni finanziari significativi in settori come sponsorizzazioni e posti premium, hanno visto crescere i loro ricavi medi del 141% e del 91% nell’ultimo decennio, rispettivamente, arrivando a 417 milioni e 662 milioni di dollari. Poiché le squadre sportive sono generalmente valutate in base a multipli dei ricavi, l’aumento di entrate ha spinto direttamente verso l’alto i prezzi di vendita, contribuendo ulteriormente alla crescita delle valutazioni delle franchigie.

Nel contesto dell’esplosione delle valutazioni delle squadre sportive negli Stati Uniti, il ruolo centrale dei diritti media emerge come uno degli elementi chiave. Secondo Forbes, la Nfl e la Nba  hanno visto crescere enormemente le loro entrate grazie ad accordi televisivi e contratti con piattaforme di streaming come Amazon Prime Video, Nbc/Peacock e Espn. La Nba, ad esempio, ha concluso nel 2023 un accordo da 76 miliardi di dollari con questi attori, mentre la Nfl ha siglato un contratto da 125,5 miliardi di dollari che garantirà entrate significative fino al 2033.

Al contrario, in Europa, nonostante il calcio continui a essere una delle passioni più travolgenti del continente, le valutazioni delle squadre restano decisamente più contenute. In parte a causa di un sistema economico instabile, con il rischio di retrocessione che minaccia costantemente le squadre di calcio, e un mercato dei diritti media che ha visto crescere i propri introiti in maniera molto meno rapida rispetto agli Stati Uniti. Come sottolineato in un report di Sportico, le squadre della Premier League, pur essendo le più ricche in Europa, hanno visto aumenti modesti dei diritti televisivi, con la Bbc che ha ottenuto solo un incremento del 4% rispetto a otto anni fa. In questo contesto, il divario tra le valutazioni sportive statunitensi e quelle europee non mostra segni di colmarsi facilmente.

Mentre le 32 franchigie Nfl sono aumentate del 25% quest’anno, i 20 club di calcio europei più preziosi sono aumentati solo del 5%, a causa di problemi come il calo dei diritti media, l’aumento dei costi e l’alto livello di debito. Negli ultimi tre anni — da quando i tifosi sono tornati negli stadi e nelle arene durante la pandemia di Covid-19 — la Nba è in testa, con un aumento del 87% nel valore medio delle sue squadre, mentre Mlb e il calcio europeo sono più o meno alla pari con il 25% e il 24 per cento.

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