Per anni la Formula 1 è stata soprattutto uno sport per soli appassionati; oggi è sempre più un’industria dell’intrattenimento globale, con metriche e ambizioni economiche paragonabili a quelle delle grandi leghe statunitensi. Non sorprende quindi che, nel dibattito — ormai da almeno tre anni — sulle valutazioni delle squadre, in costante crescita, il confronto non sia più confinato al paddock ma si estenda ai campionati professionistici americani. È in questo contesto che l’Aston Martin Formula One Team guarda al modello delle franchise della Nfl (National Football League), non come a un semplice paragone suggestivo, ma come a un obiettivo concretamente raggiungibile sul piano finanziario.
A sottolinearlo, in un’intervista rilasciata a BlackBook Motorsport durante il Gran Premio di Las Vegas, è Jefferson Slack, direttore commerciale e marketing della scuderia di proprietà di Lawrence Stroll. Il manager ha spiegato come l’obiettivo sia oggi quello di “avvicinarsi a quei multipli e continuare a far crescere il fatturato”. Non c’è ragione – aggiunge – “per cui non potremmo valere quanto una squadra Nfl”. Basterebbe allora guardare al caso di Mercedes, che “oggi vale più di alcune franchigie Nfl: è lì che dovremmo arrivare”.
I numeri, del resto, offrono una base già solida. La crescita del business della Formula 1 è stata esponenziale per tutti i team dall’ingresso di Liberty Media e, secondo Forbes, il valore di Aston Martin è stato recentemente stimato in 3,2 miliardi di dollari (146%), più del doppio rispetto agli 1,3 miliardi di novembre 2023. Le distanze rispetto ai giganti della categoria restano evidenti — come ricorda la testata, Ferrari guida la classifica con una valutazione di 6,5 miliardi di dollari, superiore a oltre metà delle squadre Nfl, a tutte le franchigie Nba tranne cinque e a ogni club calcistico fatta eccezione per Real Madrid e Manchester United — ma il margine di crescita rimane ampio.
“Esiste ancora un arbitraggio sui multipli di ricavo per i team di Formula 1, che oggi si collocano intorno a cinque, sei o sette volte, mentre le squadre Nba viaggiano su dieci o dodici”, osserva Slack.
Alla base di questa traiettoria di crescita, c’è poi soprattutto il lavoro svolto da Liberty Media nel rendere la Formula 1 un sistema economicamente sostenibile e più attrattivo che mai. “Quella di Forbes è una valutazione positiva e parliamo di uno sport che, vent’anni fa, si sarebbe potuto acquistare per un dollaro, perdendo poi enormi quantità di denaro”, precisa. Un cambio di paradigma reso possibile da una serie di interventi come il budget cap e la serie Netflix ‘Drive to Survive’. “Tutti questi elementi messi insieme hanno reso lo sport davvero di valore”, sostiene.
Un ulteriore acceleratore è rappresentato dall’ingresso dei capitali istituzionali. “Ogni giorno si legge di grandi istituzioni finanziarie che creano divisioni dedicate allo sport”, spiega Slack, citando la crescente presenza di fondi e gruppi finanziari all’interno del settore (come Apollo o Cvc).
Quanto alla sostenibilità della crescita, Slack riconosce che l’espansione percentuale non potrà rimanere invariata: “Forse non si cresce più tanto in termini percentuali, semplicemente per una questione di dimensioni, ma in termini assoluti penso di sì”, ha spiegato Slack. “Non vedo perché dovremmo smettere di crescere in valore assoluto. Magari la crescita percentuale rallenta, come in qualsiasi attività in forte espansione quando i numeri diventano molto grandi… ma non vedo un appiattimento all’orizzonte”.
I rischi, semmai, arrivano dall’esterno. Per il manager, l’unica vera minaccia è di natura macroeconomica, tra recessioni e instabilità geopolitiche. Ma la condizione resta una: “Credo – conclude il manager – che non possiamo permetterci arroganza e dobbiamo davvero saper mantenere le promesse verso i nostri tifosi: il coinvolgimento dei fan è fondamentale”.


